Branco Waingunga

Reparto Baden Powell 

Clan Senza Frontiere

Com. Capi Betelgeuse

La Storia

Parrocchia San Giovanni Battista

Base Zona Netina Madonna della scala

e - mail (accettasi suggerimenti)

 

Progetto educativo 2009-2013

 

Educare significa essere certi che il mondo cambier� perch� c’è quel ragazzo

………il mondo oggi ha bisogno  pi� di testimoni che di maestri…dovete rivolgere lo sguardo anzitutto all’unico Maestro, Ges� Cristo, ascoltando la sua Parola e cercando i riflessi del suo volto in coloro che ne vivono fedelmente l’insegnamento e meritano il titolo di maestri: uomini e donne che il Signore ci fa incontrare come testimoni sulla nostra strada…Tenete fisso lo sguardo su di Lui, Ges�; il Maestro, per non stancarvi perdendovi d’animo, ma imparando da Lui a riconoscere i veri dai falsi maestri, i maestri di vita dai maestri di morte.

(tratto da il messaggio del Santo Padre Papa Giovanni Paolo II rivolto ai capi dell’AGESCI per la Route Nazionale 1997)

 1. Premessa

Il nostro Gruppo � costituito da circa cento censiti, tra i quali diciotto capi.

Abbiamo un branco misto, un reparto misto, un Noviziato e un Clan misto. La Comunit� capi (Co.Ca.) oggi � composta da 8 Capo, e 9 Capi e un Assistente Ecclesiastico (AE), Parroco della parrocchia in cui, da gi� un anno, il gruppo opera. Oggi essa � caratterizzata, per la maggior parte, da capi che hanno gi� concluso l’iter istituzionale di formazione, da capi che sono in cammino verso il completamento della formazione e, per la rimanente parte, da “giovani capi� che hanno appena intrapreso il tirocinio.

Dei Capi, tredici svolgono un servizio in Unit�, di cui una capo � tirocinante, due sono i Capi Gruppo (che per la prima volta dopo svariati anni non hanno doppio servizio) e due al momento non svolgono servizio in unit�. L’AE si divide tra tutte le branche.

Dopo diversi anni di turn-over di tirocinanti che, ancor prima di terminare il percorso di tirocinio, hanno dovuto abbandonare il servizio associativo, dallo scorso anno la Co.Ca. � impegnata a seguire il tirocinio di nuovi Capi che hanno mostrato, sin dall’inizio, interesse e dedizione al servizio, al fine di potere garantire, per quanto possibile, un servizio continuativo. Sar� opportuno quindi lavorare sulle motivazioni dei capi cercando di arrivare a produrre un gruppo di educatori, il pi� eterogeneo possibile, che porti ad una maturazione della Co.Ca.

Inoltre, la decisione, fortemente discussa e ponderata, di cambiare parrocchia per realizzare una migliore educazione alla fede, curata con la disponibilit� e senso di apostolato da parte del parroco della Parrocchia di San Giovanni Battista, attuale A.E., ha favorito ulteriormente la motivazione e il senso del servizio di tutta la Co.Ca. che attualmente sta quindi vivendo un impegnativo ma altrettanto entusiasmante momento di integrazione tra Co.Ca. e  realt� parrocchiale.

Sicuramente collegato alla crescita dei capi e alla riscoperta delle motivazioni � l’approfondimento del Vangelo e l’esempio di Ges�. La Co.Ca., infatti, conferma che il cammino di fede, � il  motore dell'azione educativa e la migliore “palestra per i capi�. E� necessario proseguire continuando a formare i capi come “sacerdoti dei nostri ragazzi� e quindi ad essere sempre pi� esperti della Parola di Dio. Il miglior modo per educare i ragazzi al rispetto e all’impegno responsabile � quello di insegnare loro ad essere dei buoni cristiani. La ricaduta sui ragazzi dovrebbe avvenire con naturalit�, attraverso la trasmissione di valori compresi e vissuti come testimonianza, senza ricorrere, se non quando lo si ritenga necessario, alla lezione dottrinaria.

Il progetto che segue tiene conto di una serie di ambiti sui quali c’è sembrato importante incentrare le linee future della nostra azione educativa. Ogni punto � costituito da una breve analisi e da un elenco di esigenze/obiettivi, dai pi� generali ai pi� concreti: questi ultimi riguardano direttamente il piano educativo, mentre un punto a se stante � dedicato alla Comunit� capi, alle sue esigenze e ai suoi specifici obiettivi.

Il seguente progetto, che costituisce la base fondamentale sulla quale ogni singola unit� programmer� le proprie attivit� educative nel prossimo quadriennio, � ispirato al principio della semplicit� e concretezza.  

 

1. Area Territorio

Analisi

Il nostro Gruppo, nato sin dal 1972 nella Parrocchia di San Giovanni Battista, pu� considerarsi, ormai da quasi quarant’anni, una presenza significativa nel territorio cittadino. La percentuale di ragazzi provenienti dai quartieri “popolari� � piuttosto bassa, mentre quasi tutti i nostri associati vivono nel centro o nei nuovi quartieri residenziali del paese. Tutti sono studenti e frequentano gli istituti scolastici della nostra citt�.

La famiglia tipo � formata da genitori e figli. Molto rare sono le famiglie “allargate� ai nonni, mentre, in diversi altri casi, si vive, il nuovo e pi� scomodo, concetto di famiglia “allargata� a compagni e conviventi. Sono frequenti casi di entrambi i genitori che lavorano, non riuscendo  ad essere sempre presenti nella vita dei figli. Nella fascia dei pi� piccoli sono altrettanto frequenti i casi di genitori iperprotettivi, vuoi per il poco tempo che rimane da dedicare ai figli o per paure legate alla loro crescita. Da parte dei ragazzi pi� grandi Rovers e Scolte (R/S), il confronto con i genitori non sempre � buono. Ci� ci sembra dovuto alla sensazione percepita dai giovani di non essere coinvolti nelle decisioni familiari, considerati ed aiutati al manifestarsi dei loro piccoli-grandi problemi di crescita, approvati e/o supportati nelle loro scelte.

Le famiglie hanno maturato l’idea di considerare l’appartenenza al gruppo dei propri figli come una occasione educativa, che investe la globalit� della persona per far si che i propri figli crescano con validi principi o che abbiano la possibilit� di costruirsene. Tuttavia, a mano a mano che i ragazzi crescono, notiamo sempre di pi�  famiglie che non sempre riescono a coinvolgersi adeguatamente alle attivit� proposte ed a relazionarsi con i Capi in modo da convergere nell’azione educativa voluta dal metodo scout.

Il maggior numero delle famiglie si colloca in una fascia medio-alta, anche se alcune delle famiglie rientrano nella fascia pi� bassa. Ci� comporta una certa disponibilit� economica che si manifesta nell’avere tutto e subito, seguendo mode e tendendo spesso a chiudersi in un ristretto gruppo di amicizie, non considerando buono ci� che a questo non appartiene.

La scuola � considerata poco stimolante e mal sopportata, considerando anche che, allo stato attuale delle cose, ad una buona qualifica, non sempre corrisponde un’altrettanto buona opportunit� di lavoro

Il nostro gruppo opera presso una parrocchia in cui il sacerdote, nonostante gli impegni e i ruoli che � chiamato a svolgere non si sottrae dal seguire assiduamente le attivit� catechistiche delle branche, riponendo comunque nei capi la totale fiducia e libert� di azione.

Inoltre, sono quasi inesistenti i rapporti con le istituzioni del Territorio e con le altre organizzazioni presenti (scuole, servizi sociali, associazioni...). Questa mancanza deve per� essere attribuita anche ad una nostra responsabilit�, poich� non sempre si investe il tempo necessario a creare rapporti di dialogo con le istituzioni locali, che, comunque, in quelle poche occasioni trascorse, hanno mostrato segnali di apertura e di disponibilit� nei confronti del nostro gruppo. C'� una generalizzata sfiducia nelle istituzioni e nello Stato, e ci� porta a non interessarsi delle vicende politiche e a ritenere che non siano questioni che ci riguardano direttamente.

La Parrocchia copre un’area territoriale molto vasta del territorio cittadino e all’interno di essa operano numerosi gruppi rivolti a bambini, giovani e persone adulte (Azione Cattolica, Azione Cattolica Ragazzi, gruppo famiglie, movimenti vari). In particolare, la Co.Ca. privilegia momenti di incontro formativo e di preghiera con gli educatori ACR, per condividere l’esperienza di educatori alla fede dei ragazzi di medesime fasce d’et�, inseriti nel tessuto parrocchiale.

 

Bisogni

Q  Educare alla conoscenza ed al rispetto del territorio e dei nuclei sociali che la compongono (istituzioni, famiglia, parrocchia, scuola, associazioni etc�.)

 

Mete

 

Strumenti

 

Indicatori

  Attivit� nella citt�; (3)

  Ragazzi e capi inseriti nei gruppi territoriali;

  Incontri/attivit� con famiglie; (3)

  Ragazzi inseriti nelle commissioni parrocchiali;

  Incontri con altre realt� parrocchiali; (2)

 

2. Area Metodo

Analisi

Una caratteristica principale dei ragazzi di oggi � quella di non riuscire a vivere a pieno i valori, che indubbiamente hanno, nella vita quotidiana. Tutto questo si manifesta nell’incapacit� che hanno di prendere posizioni e fare scelte ben precise nell’ambiente in cui vivono. Nonostante la maggior parte dei ragazzi del nostro gruppo viva con impegno la propria scelta scout (la maggior parte usa il casco, non fuma, non usa un linguaggio scurrile) prova, per�, difficolt� e imbarazzo, a prendere posizione e testimoniare i propri valori nei confronti della societ� in cui vivono quotidianamente, vuoi per gli ostacoli di comportamento e di giudizio che creano i loro coetanei al di fuori dell’associazione, vuoi per la mancanza di esempio da parte degli adulti come accade in molti casi, addirittura nelle famiglie.

La realt� consumistica, il cattivo esempio degli adulti, in alcuni casi la completa o quasi assenza dei genitori fanno in modo che i ragazzi assumano spesso un atteggiamento conformista e perbenista che da pi� importanza all’apparire che all’essere. C'� anche la cattiva abitudine di "avere tutto e subito", ci� contrasta  alla "formazione del carattere" imperniata sulla "capacit� di sacrificio per la conquista�. Si � perso il gusto di costruire ed inventare, appiattendo la fantasia e l’abilit� manuale, non consentendo di sperimentare  il gusto dell’essenziale e la capacit� di porsi delle sfide che consentono il superamento dei propri limiti.

I ragazzi sono molto restii a conoscere a fondo le altre realt� adolescenziali e mostrano pregiudizi verso i loro pari che hanno stili di vita diversi. Sono portati a prendere le distanze da tutto ci� che non conoscono. Non sono attenti agli sprechi e hanno in genere poca cura delle cose. Rimangono incerti nel capire ci� che � giusto e ci� che � sbagliato e hanno poca consapevolezza dei valori. Non sempre condividono le regole comuni e, comunque, trovano difficolt� nel rispettarle.

 

Bisogni

Q  Educare alla essenzialit�, alla responsabilit�, alla coerenza ed alla formazione del carattere

 

Mete

 

Strumenti

 

Indicatori

  Tipologie di tecniche utilizzate per branca e per anno; (almeno 1 ogni 2 mesi)

  Uscite, pernotti all’aperto per branca: (almeno 1 ogni mese)

  Obiettivi raggiunti in verifica della progressione personale (PP); (almeno 2 per ragazzo)

  Eventi con altre realt�; (almeno tre all’anno)

 

3. Area Fede

Analisi

La maggior parte dei ragazzi si pone il “problema� della fede in modo marginale e residuale rispetto a tutta la proposta scout. In passato la base dell’educazione alla fede era fornita dalle famiglie, mentre oggi questa situazione � meno frequente, anzi assistiamo spesso ad una mancanza di esempio dei genitori stessi nel testimoniare la fede cristiana, anche con la semplice partecipazione alla Santa Messa. Spesso manca anche il radicamento di alcuni valori umani (libert�, solidariet�, onest�, lealt�, amicizia, etc�), da inserire successivamente in un cammino di Fede.

In generale rileviamo nelle unit� una certa ignoranza delle Scritture e una certa difficolt� nel cogliere il senso dei Sacramenti. In genere prevale l'accettazione acritica del messaggio di salvezza di Cristo e degli insegnamenti della Chiesa; in altri casi i ragazzi manifestano una certa repulsione per tutto ci� che sembra loro imposto. Ultimamente assistiamo anche ad una certa superficialit� alla partecipazione alla Santa Messa, della quale non si riesce ancora a cogliere il significato rituale, n� tanto meno si riesce a coinvolgere i ragazzi ad una partecipazione attiva.

Per quanto riguarda infine il loro modo di vivere la spiritualit�, quasi tutti la vivono intimamente senza manifestarla. Cosi facendo non riescono ad essere testimoni di fede n� ad essere protagonisti del progetto di Dio.

In pi� l'adesione teorica a certi valori, soprattutto spirituali, difficilmente si concretizza nella quotidianit� e i ragazzi a volte si vergognano di testimoniarla nel mondo extra-scautistico. Nella vita di tutti i giorni essi fanno raramente riferimento al Vangelo e alla Legge Scout.

Il rapporto con la Chiesa come istituzione, il senso di appartenenza parrocchiale e l’aspetto pi� contemplativo e spirituale dell'esperienza di fede, sono spesso difficili da comprendere. La via pi� facilmente percorribile per parlare ai ragazzi di Dio � la fede vissuta come rapporto personale con Cristo o intesa nella dimensione della solidariet�.

 

Bisogni

Q  EDUCARE alla fede attraverso un cammino di scoperta, testimonianza e vita sacramentale.

 

Mete

      Riscoprire la fede attraverso una catechesi improntata sulla “spiritualit� scout;

      Vivere la fede con consapevolezza e coinvolgimento;

      Stimolare ad una maggiore conoscenza di base (Sacre Scritture, struttura della Messa, Chiesa e i suoi organismi di partecipazione, simboli, Sacramenti e Ministeri);

      Educare alla fede con un programma preciso: con uno specifico cammino di catechesi per ogni unit�, semplice e non occasionale, tenendo conto delle indicazioni del progetto unitario di catechesi (P.U.C.);

      Stimolare la partecipazione, costante e concreta, personale e collettiva, alla vita sacramentale, all’ascolto della Parola e alla dimensione parrocchiale;

      Tendere ad una partecipazione attiva, consapevole e responsabile all’Eucaristia;

      Riscoprire la fede partendo dal nostro vissuto quotidiano, a leggere le situazioni di ogni giorno con occhi diversi.

 

Strumenti

       Partecipazione alla Santa Messa, ai principali momenti liturgici, ai sacramenti, alle processioni;

       Utilizzare glii strumenti metodologici come Brevetti e Specialit� liturgiche;

       Programma di catechesi, cacce francescane, deserto, veglia, PP.

.

Indicatori

  Interventi spontanei durante le celebrazioni;

  Associati che si accostano ai sacramenti;

  Ragazzi che si impegnano come referenti nelle realt� parrocchiali;

  Eventi ecclesiali realizzati o partecipati;

  Momenti di catechesi occasionata;

  Incontri con testimoni della fede;

  Incontri di staff con l’AE;

  Ragazzi che hanno scelto la guida spirituale;

 

La Comunit� Capi

Avola, 19 novembre 2009

 

 

 

PROGETTO EDUCATIVO DEL GRUPPO  2005/2008

 

Art. 13 dello Statuto AGESCI

Gli adulti in servizio educativo presenti nel Gruppo formano la Comunit� Capi che ha per scopo:

      a) l'elaborazione e la gestione del Progetto Educativo;

      b) l'approfondimento dei problemi educativi;

      c) la formazione permanente e la cura del tirocinio degli adulti in servizio

          educativo;

      d) l'inserimento e la presenza dell’Associazione nell'ambiente locale;

Omissis ...

 

Dalle osservazioni scaturite dalla verifica di quanto progettato e programmato in passato, emerge che:

  1. l’analisi del territorio rimane sostanzialmente immutata a meno di qualche elemento statistico da aggiungere e/o modificare che comunque non n� stravolge il contenuto,
  2. l’analisi del gruppo risulta modificata per tutti gli aspetti che riguardano la crescita e la solidit� del gruppo in tutte le sue parti: le Unit�, la Co. Ca. in termini numerici e do Fo. Ca., mezzi a disposizione, potenzialit� espresse dalla Parrocchia e dalle famiglie che affiancano positivamente il gruppo scout; per cui si ha:

 

Branca L/C:  occorre ripartire dalla fantasia e dalla voglia di giocarsi in prima persona per il

rilancio del nostro intervento educativo con i lupetti del gruppo.

Il Branco � costituito prevalentemente da lupetti e lupette, in totale 25,  di ceto medio-alto e presentano le caratteristiche peculiari dei loro coetanei appartenenti alla stessa fascia sociale.

Le famiglie hanno maturato l'idea di considerare l'appartenenza al Branco dei propri figli come una occasione educativa che investe la globalit� della persona, riescono perci� a coinvolgersi adeguatamente alle attivit� proposte.

� piuttosto marcato l'atteggiamento di bambini rivolto all'avere pi� cose, sono infatti frequenti gli atteggiamenti "consumistici".

Manca la conoscenza del territorio della citt� e si sconosce, anche per questo, l'esistenza di realt� emarginanti (si va sempre in macchina e manca lo spirito di osservazione verso l'"esterno").

C'� anche la cattiva abitudine di "avere tutto e subito", ci� contrasta alla "formazione del carattere" imperniata sulla "capacit� di sacrificio per la conquista" e ci� per un  permissivismo dilagante.

In generale, come � normale in un contesto di questo tipo, i bambini sono abbastanza estroversi eccezion fatta per qualche caso dove si evidenziano problemi causati pi� da una scarsa capacit� di socializzazione, dovuta alla mancanza di occasioni, piuttosto che da un vero e proprio deficit educativo. 

Si riscontra una carente formazione catechetica associata non solo alla carenza di interventi dell’A. E. in quanto pochissimo presente ma anche ad una poca sensibilit� sull’argomento causata probabilmente dalla mancanza di esempio dei genitori nonch� dall’assente incisivit� della scuola.

 

Branca E/G: constatando che le problematiche, le provenienze sociali e la cultura dei ragazzi e delle ragazze sono pressoch� sovrapponibili si � sviluppata la stessa analisi.

L’anno scorso ci siamo trovati senza quarte tappe per cui il reparto � stato “compresso�, rispetto l’anno precedente, e di ci� ne ha risentito l’Alta Squadriglia. E� indubbio, che questo stato di fatto implica il rischio lo stile acquisito negli anni siano dispersi e non adeguatamente trapassati ai pi� piccoli. Riteniamo che il consiglio dei capi squadriglia (semplicemente detto consiglio capi) sia il motore del reparto e i grandi ne costituiscano l’anima, pertanto � indispensabile dare fiducia e responsabilit� concrete ai Csq. (tre su quattro sono gli stessi dell’anno scorso), seguendoli nel loro cammino e sostenendoli. I ragazzi provengono in maggioranza da ceti sociali medio, hanno pertanto una certa disponibilit� economica e sono abituati ad avere tutto e subito, seguono mode e tendono spesso a chiudersi in un ristretto gruppo di amicizie. La mentalit� consumistica ha fatto perdere loro il gusto di costruire ed inventare, appiattendo la fantasia e l’abilit� manuale con la conseguente scomparsa, pi� o meno accentuata, della la voglia di avventura che dovrebbe essere tipica dei ragazzi della loro et�.

I ragazzi partecipano alle funzioni religiose che gli vengono proposte e se adeguatamente stimolati si interessano alla catechesi. Riteniamo per� che non siano ancora riusciti ad interiorizzare il concetto di religiosit� non riuscendo a viverlo nel quotidiano.

 

Branca R/S:  La comunit� di clan e composto da 10 rovers e 7 scolte, di cui 9 di primo anno, 4 di secondo, 2 di terzo e 2 di quarto anno.

Quasi tutti appartengono ad un  ceto sociale medio e sono portatori di valori comunemente diffusi nella societ� attuale, perci� non tutti adeguati ad una visione cristiana della vita. I loro atteggiamenti e comportamenti sono molto influenzati da una educazione familiare e sociale che punta la sua attenzione nel singolo e sulla mentalit� di “riuscire a tutti i costi� anteponendo la realizzazione personale ai valori di vita comunitaria e di solidariet�.

Per tutti la famiglia rappresenta un importante punto di riferimento e all’interno di essa sperimentano il senso della appartenenza alla piccola comunit� mentre non riescono a condividere in ambienti pi� ampi i valori della solidariet�. La famiglia � per loro fonte di rifugio e sicurezza ma limita il loro orizzonte sociale. Fuori dal nucleo familiare manifestano comportamenti qualunquisti, in linea con la societ� che li porta pi� all’apparire che all’essere. Il loro motto � “cos� fan tutti�, la vita � vissuta a compartimenti stagni non legati da un filo comune. Lo scout si dovrebbe distinguere nel sentire fortemente l’appartenenza ad una comunit� pi� ampia (la societ�) nella quale ciascuno deve testimoniare le scelte fatte.

In verit� c’è da dire che nelle attivit� proposte il Clan � abbastanza attivo, ma quando si immerge nel vivere sociale � come se ciascuno, togliendosi l’uniforme, dimentichi quel modo di vivere comunitario e fa prevalere il suo individualismo.

Riguardo la dimensione ecclesiale si evidenzia un disinteresse alla proposta di fede ed una visione relativista in riferimento ai principi fondamentali del nostro Credo.

Per queste motivazioni � necessario:

Scoutismo: con alla base la Legge e la Promessa, emerge l’esigenza di interiorizzare i contenuti di queste due colonne portanti della scelta scout in modo da trasformarle in stile di vita. Tale stile deve contenere una gran voglia di scommettersi e di giocare, vivendo la propria vita come un dono da gustare fino alla fine.

Fede: si cerca di maturare la capacit� di scoprire il proprio ruolo nella chiesa. Ci� � possibile attraverso la valorizzazione dei sacramenti, gi� ricevuti, e alla creazione di uno spirito aperto alla comprensione della missione del cristiano nel mondo. Tutto ci� � possibile associando Dio alla fede, la fede all’apertura verso l’altro, come dono, apertura verso l’altro al servizio. E� per� necessario motivare il servizio non soltanto con stimoli sociali o sociologici ma con spirito di fede. Vedere Cristo nell’altro che ha bisogno del mio servizio. Bisogna, infine, radicare la propria vita ai principi del vangelo imparando a correggere, perdonare e superare le storture passate dagli uomini di chiesa, ma non della chiesa in se intesa come popolo di Dio.

 

   Una riflessione va qui fatta  riguardo alla Comunit� Capi, che deve rafforzare la propria identit�, valorizzando la dimensione comunitaria e rilanciando la progettualit� come mezzo per incidere educativamente e politicamente sul territorio con efficacia. La comunit� capi deve curare che i programmi di unit� non siano dissonanti l'uno dall'altro ma prendano spunto da un unico progetto educativo e ne rispecchino con fedelt�  intenti ed obiettivi. L'incontro generazionale, che si vive oggi all'interno della comunit� capi, sia coltivato come patrimonio fecondo del gruppo.

La Comunit� Capi � il luogo privilegiato per la formazione permanente dei Capi.

Formazione che va ricercata sia al suo interno in termini di formazione ecclesiale nonch� metodologica e anche all'esterno in quei momenti che, anche attraverso l'apertura ed il confronto con altre realt� educative, stimolino a crescere come persona e come associazione.

 

In relazione a quest’ultimo punto, pur confermando la validit� degli obiettivi espressi per il triennio precedente, si vuole meglio focalizzare la proposta sulla dimensione comunitaria e sociale che passa ai ragazzi anche attraverso la testimonianza pi� o meno diretta della Co. Ca. che, con i ragazzi, deve trovare spazi di intervento nel territorio capaci di incidere in esso.

Per ci� sono state individuate alcune direttrici di intervento e partecipazione, in ordine di priorit� sono:

1.     La Parrocchia, come luogo di partecipazione per innescare processi educativi alla fede. (Io e Dio)

2.     La Famiglia, perch� l’essere scout non diventi alienante rispetto la sorgente di ogni processo educativo che � appunto la famiglia e, al contrario, perch� la famiglia non sia luogo di chiusura e perci� alienante rispetto alla dimensione sociale. (Io e Io)

3.     Il Territorio, perch� attraverso l’esperienza in esso vissuta passa l’educazione all’impegno per la sana gestione del bene comune, anche con iniziative mirate e/o condivise. (Io e gli altri)

 revisione novembre 2006

 

 

Progetto Educativo 2002 � 2004

■ Dallo STATUTO dell’AGESCI

→ art. 13 � Comunit� Capi

Gli adulti in servizio educativo presenti nel gruppo formano la Comunit� Capi (Co. Ca.) che ha per scopo:

l’elaborazione e la gestione del Progetto educativo;

l’approfondimento dei problemi educativi;

omissis�

→ art. 14 � Progetto educativo del gruppo

Il Progetto Educativo del gruppo (PE), ispirandosi ai principi dello scoutismo ed al Patto Associativo, individua le aree di impegno prioritario per il gruppo a fronte delle esigenze educative emergenti dall’analisi dell’ambiente in cui il gruppo opera e indica conseguenti obiettivi e percorsi educativi.

Ha la funzione di aiutare i Capi a realizzare una proposta educativa pi� incisiva: orienta l’azione educativa della Comunit� Capi, favorisce l’unitariet� e la continuit� della proposta nelle diverse Unit�, agevola l’inserimento nella realt� locale della proposta dell’Associazione.

A tal fine il PE � periodicamente verificato e rinnovato dalla Co. Ca

Analisi d’ambiente

Cambiano i tempi e allora cambia anche il tipo di impegno degli scouts.

Cambia in particolare il rapporto tra gli scouts, territorio e istituzioni.

Quali sono questi segni di cambiamento di cui bisogna prendere atto? Con la crisi ideologica dei partiti, emerge sempre di pi� una classe politica ispirata nella sua azione ad interessi di potere, secondo logiche individualiste che non permettono di fatto la corretta gestione della cosa pubblica; i cambiamenti nel funzionamento delle istituzioni; le leggi sul volontariato; le nuove realt� territoriali (quartieri/dormitori); ecc...

Partecipare, usufruendo dei nuovi strumenti, significa portare, l� dove ce n� bisogno, la nostra solidariet�, collaborazione ed esperienza, progettando ed intervenendo nel territorio, cos� come siamo abituati a fare.

Con una particolare attenzione alle aree a rischio ed agli ambienti in cui si coltiva l'emarginazione.

In generale abbiamo, come cittadini e come cattolici, abdicato ai nostri doveri e soprattutto a quello di essere testimoni di pace e solidariet� nel nostro paese. Occorre allora rimettere in gioco la partecipazione, il controllo e, quindi, assumerci una responsabilit� personale.

L'analisi del territorio passa da un approfondimento di taluni elementi, determinanti le tipologie culturale, ambientale, sociale ed economica, quali : storia, situazione demografica, economia, costumi, lavoro, realt� aggreganti, interessi prevalenti, situazione ecclesiale, famiglia, anziani, portatori di handicap, giovani, situazione politico-amministrativa, violenza, realt� emarginanti.

Analisi interna

Branca L/C: il percorso educativo che porta il bambino ad essere un uomo o una donna della partenza � molto lungo ed articolato negli anni. Il periodo che i bambini trascorrono in branco � fondamentale e di base per la loro crescita e per l'efficacia della nostra proposta educativa globale.

Occorre ripartire dalla fantasia e dalla voglia di giocarsi in prima persona per il rilancio del nostro intervento educativo con i lupetti del gruppo.

Il Branco � costituito prevalentemente da lupetti e lupette di ceto medio e presentano le caratteristiche peculiari dei loro coetanei appartenenti alla stessa fascia sociale.

Le famiglie hanno maturato l'idea di considerare l'appartenenza al Branco dei propri figli come una occasione educativa che investe la globalit� della persona, non sempre riescono a coinvolgersi adeguatamente alle attivit� proposte.

� piuttosto marcato l'atteggiamento di bambini rivolto all'apparire, sono, infatti, frequenti gli atteggiamenti "consumistici" per chi ha pi� soldi in tasca o chi indossa il capo d'abbigliamento di marca o alla moda.

Manca la conoscenza del territorio della citt� e si sconosce, anche per questo, l'esistenza di realt� emarginanti (si va sempre in macchina e manca lo spirito di osservazione verso l'"esterno").

C'� anche la cattiva abitudine di "avere tutto e subito", ci� contrasta alla "formazione del carattere" imperniata sulla "capacit� di sacrificio per la conquista".

In generale, come � normale in un contesto di questo tipo, i bambini sono abbastanza estroversi eccezion fatta per qualche caso dove si evidenziano problemi causati pi� da una scarsa capacit� di socializzazione, dovuta alla mancanza di occasioni, piuttosto che da un vero e proprio deficit educativo.

Si riscontra una carente formazione catechetica associata anche ad una poca sensibilit� sull’argomento causate probabilmente dalla mancanza d’interventi familiari nonch� dall’assente incisivit� della scuola.

Branca E/G: constatando che le problematiche, le provenienze sociali e la cultura dei ragazzi e delle ragazze dei nostri due reparti paralleli di tre squadriglie cadauno sono pressoch� sovrapponibili si � sviluppata la stessa analisi.

Nel 2001, il passaggio di numerosi sedicenni in branca R/S dai due reparti e un massiccio ingresso di "piedi teneri" provenienti dal branco e dall’esterno, ha portato un abbassamento, rispetto l’anno precedente, dell’et� media delle due unit� e certamente ne ha risentito l’alta Squadriglia (A.Sq.). E� indubbio, che questo stato di fatto implica il rischio che alcune tecniche scout e lo stile acquisito negli anni siano dispersi e non adeguatamente trapassati ai pi� piccoli. Riteniamo che il consiglio dei capi squadriglia (semplicemente detto consiglio capi) sia il motore del reparto e i grandi ne costituisca l’anima, pertanto � indispensabile dare fiducia e responsabilit� concrete ai C.Sq., seguendoli nel loro cammino e sostenendoli discretamente. Intendiamo, per non disperdere lo spirito del reparto e contribuire a creare un clima di entusiasmo, fattore indispensabile per la riuscita di qualsiasi attivit�, con particolare attenzione all’approfondimento di tecniche scout. I "nostri" ragazzi provengono in maggioranza da ceti sociali medio-alti, hanno pertanto una certa disponibilit� economica e sono abituati ad avere tutto e subito, seguono mode e tendono spesso a chiudersi in un ristretto gruppo di amicizie e non considerano buono ci� che a questo non appartiene. Non conoscono a fondo le altre realt� adolescenziali e mostrano pregiudizi verso i loro pari che hanno stili di vita diversi. Sono portati a prendere le distanze da tutto ci� che non conoscono.

La mentalit� consumistica ha fatto perdere loro il gusto di costruire ed inventar, appiattendo la fantasia e l’abilit� manuale. Il pregiudizio verso i loro coetanei "diversi" se da un lato li preserva dal conoscere ragazzi devianti e quindi seguirli, dall’altro sicuramente genera un atteggiamento di ansia eccessiva verso ci� che non conoscono facendo scomparire quasi del tutto la voglia di avventura che dovrebbe essere tipica dei ragazzi della loro et�.

Il loro distacco da altre realt� giovanili fa s� che esista il rischio che si generi una mentalit� emarginante in contrasto con i valori Cristiani e scout cui tendiamo educare. I ragazzi partecipano a tutte le funzioni religiose che gli vengono proposte e se adeguatamente stimolati si interessano alla catechesi. Riteniamo per�, che non siano ancora riusciti a passare da una fede formale ad una concreta non riuscendo pertanto a trasferire la parola di Dio nel quotidiano.

In branca R/S particolare attenzione va rivolta alla progressione personale come momento privilegiato di crescita e di presa di coscienza che � in atto la "costruzione del proprio futuro e della propria vita". Bisogna privilegiare e sottolineare, facendolo emergere, che il Rover e la Scolta � l’effettivo protagonista della sua crescita. Ogni scelta scaturita dal cammino in atto deve essere cosciente e mirata, frutto di un proficuo confronto e di un attento dialogo interno alla comunit� ed esterno nella propria realt� di vita quotidiana. E� necessario, in ogni modo curare con costanza il concetto di "appartenenza" allo scoutismo anche se il clan sente molto la comunione e sta facendo propri molti principi e valori su cui tale appartenenza si fonda, primo fra tutti lo "Stile Scout". Ai momenti di fede � necessaria inoltre la propositivit� proprio per creare l’appartenenza alla comunit� dei credenti. Il clan sotto i punti sviluppati � abbastanza iperattivo e per assimilare bene le proprie proposte richiede che siano poste in essere attivit� ben organizzate. In ogni caso fine ultimo di questo percorso,che poi � il trampolino di lancio per la vita, � la partenza e tale punto sar� trattato con molta accuratezza e assiduit�, dato anche il fatto che nei prossimi due-tre anni si prevede un buon numero di partenti. Bisogna, in et� R/S, curare con attenzione la capacit� e la maturit� di saper programmare il proprio futuro non uniformandosi al "perch� lo fanno gli altri", ma a valutare le proprie inclinazioni e attitudini (vedesi in particolare universit� fuori sede� …che è… …moda). Il nostro clan e composto da 14 rovers e scolte pi� 15 novizi che completano, insieme al clan la branca R/S. i rover sono nove e le scolte sono cinque. Non ci sono ragazzi di primo anno di clan e ci� � un fattore negativo, in compenso ci sono 10 ragazzi/e di 2� anno, 2 di 3� e uno in et� partenza. Per� ci sono buone prospettive a che questo "buco" si colmi nel giro di un paio di anni in quanto dall’E/G si paventa una continuit� nei passaggi in R/S. I novizi sono 7 maschi e 8 femmine e sono tutti di esperienza associativa, passati quest’anno in noviziato, solo 4 provengono dall’esterno. La comunit� di noviziato e composta da persone che si conoscono abbastanza bene. La comunit� di clan � abbastanza unita e comprende persone tutte appartenenti ad una categoria medio-alta.

Per queste motivazioni � necessario:

Scoutismo: con alla base la Legge e la Promessa, emerge l’esigenza di interiorizzare i contenuti di queste due colonne portanti della scelta scout in modo da trasformarle in stile di vita. Tale stile deve contenere una gran voglia di scommettersi e di giocare, vivendo la propria vita come un dono da gustare fino alla fine.

Fede: si cerca di maturare la capacit� di scoprire il proprio ruolo nella chiesa. Ci� � possibile attraverso la valorizzazione dei sacramenti, gi� ricevuti, e alla creazione di uno spirito aperto alla comprensione della missione del cristiano nel mondo. Tutto ci� � possibile associando Dio alla fede, fede all’apertura verso l’altro, come dono, apertura verso l’altro al servizio. E� per� necessario motivare il servizio non soltanto con stimoli sociali o sociologici ma con spirito di fede. Vedere Cristo nell’altro che ha bisogno del mio servizio. Bisogna, infine, radicare la propria vita ai principi del vangelo imparando a correggere, perdonare e superare le storture passate dagli uomini di chiesa, ma non della chiesa in se intesa come popolo di Dio.

Ognuno dei nodi affrontati per ciascuna branca singolarmente pu� essere applicato indistintamente a tutte e tre le banche. La fantasia e la voglia di giocarsi in prima persona, la competenza, l’avventura e la tensione alla dimensione esperenziale, il servizio, la valorizzazione dei sacramenti sono temi comuni a tutte le branche e svolgono un ruolo educativo specifico e privilegiato in una branca piuttosto che in un'altra. In ci� consiste la globalit� del metodo scout, globalit� che investe la "sfera religiosa" attraverso una chiara proposta di fede.

" I ragazzi sono di chi li ama. La forza dell'Amore viene da Cristo e dal Suo messaggio evangelico. Il Vangelo � uno strumento unico ed indispensabile per il dialogo educativo con i ragazzi, per testimoniare loro l'Amore di Dio e per incoraggiarli a seguire la loro strada senza paure. Nel Vangelo Ges� ci dice: "Coraggio Io sono con voi", invitandoci cos� a non nasconderci dietro mille scuse e mille timori ma ad aprire i nostri cuori, renderli pieni di Lui e parlare da profeti con i ragazzi. La speranza viene da Cristo Ges� che ci rende testimoni e profeti del nostro tempo e che ci dice sempre: Coraggio, Io sono con Voi".

(Dall'intervento al Convegno Capi regionale 1998 di Mons. Bommarito Arcivescovo di Catania)

Una riflessione va qui fatta riguardo alla Comunit� Capi, che deve rafforzare la propria identit�, valorizzando la dimensione comunitaria e rilanciando la progettualit� come mezzo per incidere educativamente e politicamente sul territorio con efficacia. La comunit� capi deve curare che i programmi di unit� non siano dissonanti l'uno dall'altro ma prendano spunto da un unico progetto educativo e ne rispecchino con fedelt� intenti ed obiettivi. L'incontro generazionale, che si vive oggi all'interno della comunit� capi, sia coltivato come patrimonio fecondo del gruppo.

La Comunit� Capi � il luogo privilegiato per la formazione permanente dei Capi.

Formazione che va ricercata anche all'esterno in quei momenti che, anche attraverso l'apertura ed il confronto con altre realt� educative, stimolino a crescere come persona e come associazione. In conclusione, gli ingredienti essenziali per rilanciare l'intervento educativo si possono riassumere nell'umilt� del Capo nel mettersi in discussione come adulto educatore, nella disponibilit� a giocarsi in prima persona con i ragazzi e nell'apertura mentale che ci permette di guardare al di l� degli orizzonti ristretti del nostro quotidiano, nella competenza di una progettazione concreta di se per far vivere l’esperienza pi� autentica possibile, ricordando sempre che l'impatto del nostro intervento educativo si esprime all'interno dell'associazione ma si nota all'esterno di essa.

Il progetto

L'indirizzo educativo che si trae da una s� fatta analisi � gi� bene espresso dalla frase evidenziata all'inizio ma, per meglio individuare gli spazi operativi bisogna ancora aggiungere che la nostra associazione come agenzia educativa terza deve necessariamente interagire con la famiglia e la scuola, non limitandosi perci� alla sola presentazione del P. E., ma ricercare spazi di interazioni con "ritorni" anche a lungo termine.

Gli obbiettivi su cui sviluppare i programmi saranno:

Vivere il territorio in senso critico con particolare riguardo alle realt� emarginanti presenti .

Rendere partecipi le famiglie nell’attuazione del P. E. .

Valorizzare Legge e Promessa perch� � a partire dallo stile di vita e dai valori in essa contenuti che la partenza diventa il modo in cui si � pronti ad inserirsi nella citt�.

Valorizzare i Sacramenti e in particolare Battesimo, Riconciliazione ed Eucaristia, facendo scoprire la gioia di donare ai fratelli con gesti chiari di servizio.

Approfittare della "Missione Popolare Diocesana" per ricercare e percorrere spazi di intervento rivolti sia alla realt� ecclesiale che a quella sociale.

Avola 27 Novembre 2001

 

Progetto Educativo 1999 � 2001

Analisi d’ambiente

Cambiano i tempi e allora cambia anche il tipo di impegno degli scouts.

Cambia in particolare il rapporto tra gli scouts e l'amministrazione del bene pubblico.

Ma quali sono questi segni di cambiamento di cui bisogna prendere atto? La crisi dei partiti ed il loro tradizionale ruolo di mediazione politica; i cambiamenti nel funzionamento delle istituzioni; le leggi sul volontariato e le incentivazioni legislative ai suoi interventi; ecc...

Partecipare, usufruendo dei nuovi strumenti e del nuovo clima politico, significa portare, l� dove ce n� bisogno, la nostra collaborazione ed esperienza, progettando ed intervenendo nel territorio, cos� come siamo abituati a fare.

Con una particolare attenzione alle aree a rischio ed agli ambienti in cui si coltiva l'emarginazione.

In generale abbiamo, come cittadini, abdicato ai nostri doveri e soprattutto a quello di difendere e testimoniare la legalit�; anche la "delega in bianco" affidata a chi � stato chiamato a gestire la cosa pubblica non ha funzionato.

Occorre allora rimettere in gioco la partecipazione, il controllo e, quindi, assumerci una responsabilit� personale.

L'analisi del territorio passa da un approfondimento di taluni elementi, determinanti le tipologie culturale, ambientale, sociale ed economica, quali : storia, situazione demografica, economia, costumi, lavoro, realt� aggreganti, interessi prevalenti, situazione ecclesiale, famiglia, anziani, portatori di handicap, giovani, situazione politico-amministrativa, violenza, realt� emarginanti.

Analisi interna

Branca L/C: il percorso educativo che porta il bambino ad essere un uomo o una donna della partenza � molto lungo ed articolato negli anni. Il periodo che i bambini trascorrono in branco � fondamentale e di base per la loro crescita e per l'efficacia della nostra proposta educativa globale.

Occorre ripartire dalla fantasia e dalla voglia di giocarsi in prima persona per il rilancio del nostro intervento educativo con i lupetti del nostro gruppo.

Perci� lo staff dei Capi del Branco deve mettere in campo tutta la fantasia e la voglia di giocare e giocarsi in prima persona. La ricerca di fantasia dei Capi � uno dei temi ricorrenti nei lavori di staff della branca L/C. I Capi in questa branca sono stati sempre l'anima allegra della nostra associazione, un vero motore di gioia e vitalit�, ed invidiabili in quanto a capacit� animative e di coinvolgimento del gruppo. Essi sono una ricchezza da non disperdere.

Il Branco, come il resto del gruppo, � costituito da lupetti e lupette di ceto medio/alto e presentano le caratteristiche peculiari dei loro coetanei appartenenti alla stessa classe sociale.

Le famiglie non hanno ben maturato l'idea di considerare l'appartenenza al Branco dei propri figli come una occasione educativa che investe la globalit� della persona, bens� come una attivit� paragonabile a quella che si pu� svolgere presso una palestra o una piscina per cui i bambini, adeguandosi al "modus operandi" dei genitori non sempre riescono a coinvolgersi adeguatamente alle attivit� proposte.

� piuttosto marcato l'atteggiamento di bambini rivolto all'apparire, sono infatti frequenti gli atteggiamenti "consumistici" tipo graduatorie di merito per chi ha pi� soldi in tasca o chi indossa il capo d'abbigliamento di marca o alla moda.

Manca la conoscenza del territorio della citt� e si sconosce, anche per questo, l'esistenza di realt� emarginanti (si va sempre in macchina e manca lo spirito di osservazione verso l'"esterno").

C'� anche la cattiva abitudine di "avere tutto e subito", ci� contrasta alla "formazione del carattere" imperniata sulla "capacit� di sacrificio per la conquista".

In generale, come � normale in un contesto di questo tipo, i bambini sono abbastanza estroversi e per contro poco fantasiosi, eccezion fatta per qualche caso dove si evidenziano problemi relazionali causati pi� da una scarsa capacit� di socializzazione che da un vero e proprio deficit educativo.

Per la branca E/G il rilancio dell'intervento educativo passa invece attraverso il volano della squadriglia, come luogo dove i ragazzi possono dare sfogo alla loro libert� di espressione. Negli ultimi anni abbiamo cercato di far passare l'idea che ognuno deve ragionare con la propria testa. La vita all'aperto ha lasciato spazio a sterili riunioni in sede e le imprese nascono troppo spesso solo su forte stimolo dei Capi che devono sforzarsi nell'incanalare le idee e la fantasia dei singoli ragazzi, oggi un po� debole.

Ci siamo accorti inoltre che la struttura stessa della squadriglia risente di qualche distorsione. La verticalit� della squadriglia, ad esempio, non � uno strumento di subordinazione grazie alla quale il pi� grande comanda sul pi� piccolo. Essa � invece uno strumento importante di crescita, � la garanzia del trapasso delle nozioni in reparto, � la risposta al piede tenero che sapr� cos� che qualcuno prima di lui � passato dalle sue stesse "crisi", e ora lo aiuta a superarle per crescere e crescere insieme.

Squadriglia ed Impresa sono il motore del sistema educativo in reparto. E' la vita di squadriglia la risposta migliore all'esigenza dei ragazzi di trovare "gruppi significativi" che li interessino e li coinvolgano.

In branca R/S maggiore attenzione va rivolta alla globalit� della progressione personale dei rovers e delle scolte. Emerge in questi anni che nei clan la strada ha assunto una valenza verso l’avventura anzich� verso la spiritualit�, il servizio spesso � riservato ad occasioni particolari ed occasionali, la comunit� risente del personalismo dei pochi che emergono e perci� sacrificata, al semplice fare comitiva.

Il metodo dell'autoeducazione come valore educativo � quanto mai essenziale e necessario in ogni momento della vita di clan. Il rover e la scolta sono i protagonisti della loro strada e gli unici testimoni e responsabili delle scelte che compiono. Rilanciare la progressione personale vuol dire innanzi tutto privilegiare l'ascolto del singolo rover e della singola scolta per offrire valide opportunit� di crescita ed in secondo luogo, ma altrettanto importante, favorire la dimensione esperenziale come mezzo per interiorizzare la strada, la comunit� ed il servizio e renderli valori irrinunciabili ed indispensabili per la crescita e la propria formazione di uomo e di donna della partenza.

Il Clan "Senza Frontiere" del nostro gruppo � cos� composto: su 23 Rovers e Scolte, 13 sono di primo anno (17 anni), 5 sono di secondo anno (18 anni), 2 sono di terzo anno (19 anni) e 3 sono verso la Partenza (20 anni); l'elevata percentuale di giovani di primo anno comporta necessariamente un adeguamento della proposta educativa, accentuato dal fatto che i due r/s di terzo anno sono presenti sporadicamente, causa lo studio, e quindi non garantiscono la verticalit� nell'Unit�. Inoltre la "diversit�" di alcuni componenti, non sempre accettata o comunque condivisa, rende la vita di Clan pi� travagliata sotto tutti i profili. Tuttavia i giovani provengono da ambienti culturale, sociale ed economico dello stesso livello, cosa che, da un lato non crea squilibrio nell'Unit� ma dall'altro limita il confronto all'interno della stessa.

"Leggendo" nei bisogni di ogni r/s possiamo allora distinguere molteplici elementi che comunque riteniamo si possano raggruppare in Scautismo e Fede.

Scautismo: partendo dal presupposto che la Legge e la Promessa sono i pilastri dello scautismo e che lo "Scouting" (i 4 punti di BP) � il linguaggio comune a tutti gli scouts del mondo, emerge l'esigenza di interiorizzarne i contenuti adeguandoli all'et� in modo tale che non rimangano una mera conoscenza mnemonica ma diventino invece un vero e proprio stile di vita. Stile di vita che vorremmo fosse pieno di voglia di scommettersi, "gettando il cuore oltre l'ostacolo per poi rincorrerlo", di voglia di giocare, vivendo da protagonisti ogni momento della propria vita, voglia di abbracciare le difficolt�, affrontandole non con superficialit� e arrendevolezza ma con spirito di sacrificio cos� che la sfida diventi pi� avvincente perch� meritata. A questo si aggiunge la necessit� di limitare il protagonismo dei pochi che emergono per permettere a chi per timidezza si esclude, di essere parte attiva della comunit� nella quale tutti indistintamente devono sentirsi indispensabili e unici.

Fede: se � vero che il fine ultimo dello scautismo � quello di formare uomini e donne solidi e solidali, capaci di essere coerenti con le proprie scelte e coscienti che l'amore per gli altri � frutto di un progetto divino, � anche vero che attualmente i nostri giovani sono ancora lontani da questo traguardo. C'� chi ancora pensa che lo scautismo sia solo vivere l'avventura, c'� chi nel tentativo di capire cosa Dio vuole da lui � continuamente assalito da dubbi ed incertezze, poi c'� chi nonostante riconosca la veridicit� del progetto di Dio non riesce ad attuarlo nelle scelte di vita quotidiana. Per questo pensiamo che l'esperienza del servizio possa essere loro da stimolo nella ricerca della propria identit� cristiana e soprattutto un mezzo concreto per capire che essere cristiani significa vivere servendo. Un tipo di servizio che non sia occasionale, fatto solo per rispettare le regole del gioco, ma continuativo, perch� frutto di una scelta maturata. Un tipo si servizio che non sia solo gratificante e magari divertente, ma soprattutto "scomodo" e vissuto come dono di s� verso gli altri.

Ognuno dei nodi affrontati per ciascuna branca singolarmente pu� essere applicato indistintamente a tutte e tre le banche. La fantasia e la voglia di giocarsi in prima persona, la competenza, l'ascolto e la tensione alla dimensione esperenziale, l'autoeducazione sono temi comuni a tutte le branche e svolgono un ruolo educativo specifico e privilegiato in una branca piuttosto che in un'altra. In ci� consiste la globalit� del metodo scout, globalit� che investe la "sfera religiosa" attraverso una chiara proposta di fede. Il Sentiero Fede �, nello specifico, un sussidio utilissimo da sfruttare in unit� non solo per la catechesi ma anche per tutte le altre attivit� che programmiamo.

" I ragazzi sono di chi li ama. La forza dell'Amore viene da Cristo e dal Suo messaggio evangelico. Il Vangelo � uno strumento unico ed indispensabile per il dialogo educativo con i ragazzi, per testimoniare loro l'Amore di Dio e per incoraggiarli a seguire la loro strada senza paure. Nel Vangelo Ges� ci dice: "Coraggio Io sono con voi", invitandoci cos� a non nasconderci dietro mille scuse e mille timori ma ad aprire i nostri cuori, renderli pieni di Lui e parlare da profeti con i ragazzi. La speranza viene da Cristo Ges� che ci rende testimoni e profeti del nostro tempo e che ci dice sempre: Coraggio, Io sono con Voi".

(Dall'intervento al Convegno Capi regionale 1998 di Mons. Bommarito Arcvescovo di Catania)

Una riflessione va qui fatta riguardo alla Comunit� Capi, che deve ancora trovare anch'essa la propria identit�, valorizzando la dimensione comunitaria e rilanciando la progettualit� come mezzo per incidere educativamente e politicamente sul territorio con efficacia. La comunit� capi deve curare che i programmi di unit� non siano dissonanti l'uno dall'altro ma prendano spunto da un unico progetto educativo e ne rispecchino con fedelt� intenti ed obiettivi. L'incontro generazionale, che si vive oggi all'interno della comunit� capi, sia coltivato come patrimonio fecondo del gruppo e non crei invece "scontri" improduttivi e dissocianti.

La Comunit� Capi � il luogo privilegiato per la formazione permanente dei Capi, ma non l'unico. Ed � giunta l'ora che si cerchino anche all'esterno quei momenti formativi che, anche attraverso l'apertura ed il confronto con altre realt� educative, servono a crescere come persona e come associazione anche in relazione al fatto che il gruppo non � certamente di "frontiera" in quanto composto prevalentemente da ragazzi e ragazze con scarse "emergenze educative" per cui lo scautismo, per essi, difficilmente potr� mai essere una vera e propria alternativa; l'essere di frontiera vuole dire infatti essere componente "cerniera" tra strutture che vivono gi� realt� organizzate e perci� dove ognuno ben si identifica e strutture, o realt� sociali, dove non ci sono chiari elementi di appartenenza; per dirla in breve noi dovremmo essere la "longa manus" della Chiesa che arriva l� dove nessuno � ancora arrivato: � qui che si gioca la partita dello scautismo.

In conclusione, gli ingredienti essenziali per rilanciare l'intervento educativo si possono riassumere nell'umilt� del Capo nel mettersi in discussione come adulto educatore, nella disponibilit� a giocarsi in prima persona con i ragazzi e nell'apertura mentale che ci permette di guardare al di l� degli orizzonti ristretti del nostro essere, ricordando sempre che l'impatto del nostro intervento educativo si esprime all'interno dell'associazione ma si nota all'esterno di essa.

Il progetto

L'indirizzo educativo che si trae da una s� fatta analisi � gi� bene espresso dalla frase evidenziata all'inizio ma per meglio individuare gli spazi operativi bisogna ancora aggiungere che la nostra associazione come terza agenzia educativa deve necessariamente operare con le altre e cio� con la famiglia e con la scuola, ma ci si pu� limitare solo alla presentazione del P. E. alle famiglie ed eventualmente agli insegnanti dei nostri ragazzi? No, bisogna che tale progetto trovi spazi di interazione con "ritorni" anche a lungo termine con questi due ambiti

Gli obbiettivi su cui mirare i programmi saranno allora:

Rendere i ragazzi pi� critici nei confronti della citt� (usare gli occhi) e tener conto di una possibile citt� pi� accogliente e pi� vivibile (riappropriarsi del territorio che � di tutti).

Distinguere i ruoli tra istituzioni e volontariato e perci� trovare il modo di collegarsi con altre associazioni di volontariato (creazione di un osservatorio permanente nei riguardi del funzionamento dei Sevizi).

Promuovere un discorso con le famiglie in modo che anche i genitori dei nostri ragazzi diventino protagonisti del nostro P. E.

La Co.Ca. deve conoscere le leggi che la coinvolgono nella partecipazione attiva nei confronti delle istituzioni, che interessano particolarmente l'ambito dell'educazione, promuovendo contestualmente azioni mirate alla conoscenza dei diritti e dei doveri del singolo, delle istituzioni e del loro ruolo.

Occorre maggiormente valorizzare Legge e Promessa perch� � a partire dallo Stile di vita e dai valori in esse contenuti che la Partenza diventa il momento in cui davvero si � pronti ad inserirsi nella dinamica della "polis" della citt� ( come sarebbe la citt� se pi� partenti si inserissero attivamente nella gestione della "cosa pubblica" a qualsiasi titolo e livello ?).

� necessario che lo Scouting assuma la centralit� metodologica propria a partire da una attenta "rilettura" di Baden Powell (i 4 punti, B. A., Stile, Spiritualit�, gioco, avventura, ecc�).

Occorre mettere in campo un tipo di catechesi che possa favorire il passaggio graduale da un tipo di fede "religiosa" alla fede come ministero e ci� evidenziando "l'esercizio dei Sacramenti" ed in modo speciale Battesimo, Riconciliazione, Eucaristia.

Approfittare dell'evento Giubilare per ripassare le origini e lo sviluppo della Chiesa nel mondo attraverso le varie epoche, nonch� l'approfondimento in senso ministeriale dei vari livelli ecclesiali.

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Avola 21 Febbraio 1999 La Comunit� Capi

In relazione ai suddetti punti si ha:

Attenzione ai diversi, extracomunitari, drogati, ragazzi in difficolt�, ecc...

Societ� multirazziale, la nuova cittadinanza: cittadini del mondo.

Impegno politico.

Inserimento dei portatori di handicapp.

Coeducazione.

Cultura del lavoro.

Valorizzazione del territorio con stages, convegni, osservatori, ricerche.

Recupero del patrimonio artigianale, turistico ed ambientale indirizzando alla formazione di cooperative ed associazioni.

Amore.

Tirocinio.

Rapporti con la chiesa locale.

Il "trapasso delle nozioni" nelle branche e in Co.Ca.

La legalit� e mentalit� non mafiosa.

Ambiente e partecipazione al territorio.

Ruolo dell' A. E.

Rapporto Capi/Ragazzi.

Fo. Ca.

Educazione alla pace ed all'internazionalismo.

Ecumenismo.

Riscoperta dei valori positivi.

Stile scouts.

Essenzialit�.

 

Progetto Educativo 1994 - '97

 " Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare " (Lc 17, 10).

 Educare vuol dire amare.

Educare vuol dire credere profondamente nell'uomo; nel bene insito in ogni uomo.

Educare vuol dire seminare umilmente, ma con forza e fiducia: seminare dei valori e non attendere risultati che in qualche modo possano gratificare l'educatore.

Educare vuol dire "e-ducere", cio� guidare una determinata realt�, storica e definita (i bambini, i ragazzi, i giovani cui si rivolge) da una situazione ad un'altra situazione; o meglio, "verso" un'altra situazione (essere "servi inutili") che noi crediamo, davvero, sia data dall'acquisizione di determinati valori: l'adesione alla Chiesa e i valori dello Scoutismo.

Educare, "educere", guidare; ma come? Per noi, Capi scout della Comunit� Capi (Co.Ca.) del gruppo Avola 3�, attraverso il metodo scout, cos� come esso ci viene proposto dall'AGESCI.

Per noi educare vuol dire, dunque, agire con dei valori e con un metodo nella realt� sociale quindi, inevitabilmente, l'azione educativa acquista valenza politica di cui tutti ne siamo pienamente coscienti ed � di questa che intendiamo darne testimonianza ai ragazzi, alle famiglie, alla societ� che ci circonda.

In tal senso riteniamo doveroso che ogni Capo aderisca, personalmente ed in modo completo e meditato, al Patto Associativo dell'AGESCI, sia per quanto riguarda la dimensione associativa, sia per quel che concerne la scelta delle opzioni fondamentali (cristiana, scout, politica).

Pensiamo che il nostro operato debba necessariamente interagire in primo luogo con le altre due agenzie educative che sono a diretto contatto con i ragazzi, ovvero la famiglia e la scuola; essere e sentirsi parte attiva della realt� ecclesiale in cui va ad inserirsi: la parrocchia in primo luogo e la Chiesa cittadina; avere attenzione ed interesse per la realt� socio-politica in cui si muove: la citt� anzitutto, con le sue dinamiche, contraddizioni, problematiche, sollecitazioni, ma anche lo Stato e in prospettiva il Mondo.

 La scelta politica oggi: realt� e prospettive.

In contrapposizione alla politica del recente passato, frutto di delega, si assiste oggi alla negoziazione delle libert� personali che sono cos� trasformate in merce di scambio per imporre scelte di singoli o di gruppi di potere che utilizzano ogni forma di pressione sulla opinione della gente, senza dubbio pi� attenta e responsabile del passato ma molto pi� sensibile a sollecitazioni multi mediali che rendono guidabili le masse.

L'AGESCI che ha nella ispirazione cristiana il nucleo pi� importante per una dimensione politica non pu� restare alla finestra o essere inghiottita da manovre speculative  che possono limitare od annullare un impegno politico che oggi si rende quanto mai essenziale.

Le testate d'angolo su cui costruire una base di impegno politico sono a nostro giudizio la PROMOZIONE UMANA ed il BENE COMUNE.

La utilizzazione del metodo educativo come proposto dall'Associazione � gi�  una scelta politica forte e significativa nel territorio allorquando viene supportata da elementi pregnanti che devono essere oggetto di scommessa per i Capi e per i ragazzi anche nel rispetto di una legge scout e di una promessa che ne sono testimonianza di impegno da verificare nella coscienza di ogni scout.

Questo comporta l'attenzione ai deboli e agli emarginati, l'utilizzo del corretto tempo libero, l'attenzione per la pace e la sua promozione, la partecipazione agli eventi formativi, il dialogo con ogni uomo; questo significa rispetto per i fondamenti pi� grandi della democrazia e quindi significa assumere un impegno forte e significativo nel governo della citt�.

 ANALISI DEL TERRITORIO

Come vive la gente

La maggior parte delle famiglie avolesi vive in case proprie ma oggi il paese si sta allargando formando delle nuove zone residenziali come c.da naca, c.da pantanello,  c.da merlino dove troviamo dei complessi condominiali.

In queste nuove zone si sta perdendo quella familiarit�-amicizia tipica dei quartieri del centro tra i vicini di casa, quasi nessuno si conosce anche perch� molti appartamenti sono abitati in affitto con un forte turn-over.

In queste zone nuove ci� che colpisce di pi� � che mancano infrastrutture per anziani, giovani, ragazzi e bambini; i pochi spazi disponibili sono incolti e quindi inutili.

Per quanto riguarda i giovani di Avola dobbiamo fare una analisi che essenzialmente verte su quattro aspetti: la scuola, il lavoro, il tempo libero, la Chiesa.

1 - La scuola.

La quasi totalit� dei bambini e degli adolescenti frequenta riuscendo a finire gli studi obbligatori, da questo momento il 40 % circa completa gli studi in pi� dei 5 anni previsti. Molti sfociano nelle universit�.

Gli abbandoni scolastici nell'et� infantile ed adolescenziale sono soprattutto a carico del ceto basso che vive nella sottocultura badando esclusivamente ai bisogni primari dello sfamarsi e del vestirsi; in questo contesto si sviluppa anche la malavita che ostacola anche il pur debole lavoro degli adepti all'assistenza sociale.

2 - Il lavoro.

Anche ad Avola c� disoccupazione e questo soprattutto per il fatto che le risorse nostrane non vengono pi� sfruttate e niente fanno gli enti locali per incentivare tali attivit� (turismo, agronomia, pastorizia, pesca, artigianato).

Una buona parte dei giovani tenta di trovare impiego nelle forze armate considerate tutt'ora come reale sbocco per il lavoro. Il resto vivacchia nella speranza di tempi migliori, molti infatti vivono attingendo in modo iniquo a pensioni sociali, indennit� di infortunio e disoccupazione.

3 - Il tempo libero.

In una citt� che offre poco  � difficile per i giovani trascorrere il tempo libero,  tutti hanno il ciclomotore ed � con questo mezzo che si trascorrono molte ore.

C� da qualche anno un forte incremento di sale di biliardo; per contro calano le associazioni culturali che, in tale situazione, scadono qualitativamente trasformandosi in luoghi di evasione ed alienazione.

I pochi che si sforzano di agire politicamente per creare aree od attivit� alternative, rischiano di sfociare in estremismi. Stentano a sopravvivere alcune societ� sportive.

La voglia di divertirsi dei giovani diventa cos� una ossessione, ed � per questo che ci sono circa 3500 drogati schedati e diverse migliaia di giovani che fanno uso di droghe leggere (spinelli) che consentono con poche migliaia di lire di uscire momentaneamente dalla realt�, perch� rigettata, e non sono pochi i casi dove le conseguenze diventano tragiche; sensibile � anche il fenomeno dell'alcolismo.

4 - La Chiesa.

Sono in pochi a frequentare la S. Messa e gli altri appuntamenti della Chiesa locale, la maggior parte "passa dalla chiesa" solo in occasione dei sacramenti "ordinati dalla tradizione".

I gruppi giovanili all'interno della Chiesa sono poco numerosi e solo in qualche caso del tutto assenti. E' difficile stabilire esattamente il perch�, molti condannano le strutture ecclesiali di non testimoniare a sufficenza i valori propri del cristianesimo e, al contrario, di agire nel compromesso della superbia, slealt� e cupidigia.

C� allora molta diffidenza da parte dei giovani che continuano a vedere la Chiesa come una agenzia elettorale.

Quanto sopra ha provocato una decadenza delle pi� nobili tradizioni popolari cristiane che nella nostra Avola hanno da sempre espresso forti momenti di fede e coesione popolare.

 Famiglia

La famiglia avolese esprime pienamente le contraddizioni di questa nostra societ�.

E' presente il desiderio da parte di giovani e adulti di incontrarsi all'interno del nucleo familiare per trovare dei momenti di confronto e dialogo: invece sono rare le occasioni in cui ci si trova insieme, vuoi perch� entrambi i genitori lavorano e i figli sin da piccoli sono abituati a curare svariati interessi: palestra, scuola privata, scuola di canto, sport, musica, ecc.., ecc.., vuoi perch�, nei rimanenti casi, i componenti la famiglia sono troppo assorti nelle loro routine per poter dialogare (anche videodipendenza).

Per cui da un lato la reale mancanza di tempo e la conseguente difficolt� di comunicazione, dall'altro l'indifferenza e la mancanza di educazione al dialogo portano i figli a rivendicare la loro autonomia e a voler decidere da soli il proprio futuro.

Gli avolesi godono di un certo benessere economico, che si evidenzia dalla enorme quantit� di costruzioni (basti pensare che la maggior parte delle famiglie possiede una seconda casa).

Un altro segno di benessere si denota dall'esoso numero di macchine e motori (in ogni famiglia ogni membro ha il proprio mezzo di trasporto).

Ovviamente non si esclude che ad Avola c� ancora povert�: sia intesa come mancanza di mezzi di sussistenza, ma soprattutto come carenza di motivazioni interiori. Non ci sono quartieri ghetto, dove sono relegati i poveri, per� vi sono sparse per il paese famiglie ancora alle quali manca il necessario.

Dal punto di vista culturale la famiglia � pi� aperta rispetto al passato, nel senso che si avverte l'esigenza da parte dei genitori, di fare aquisire un minimo di cultura per potere accedere al mondo del lavoro.

Alcune famiglie tendono a riunirsi in gruppi quali: la FIDAPA, l'Universit� della terza et�, il GF, il Circolo, la Pro Loco, il Lions club, che promuovono attivit� culturali, ma che a volte sono occasioni di socializzazione.

Se da un lato gli avolesi vanno alla ricerca del benessere e del successo, dall'altro si avverte l'esigenza da parte di molte famiglie di partecipare a gruppi parrocchiali di spiritualit�, tuttavia nella maggior parte dei casi l'educazione religiosa dei figli risulta superficiale e finalizzata alla ricezione dei sacramenti.

 Lavoro

Gli avolesi sono molto laboriosi ed intraprendenti, si contano infatti circa 700 coltivatori agricoli iscritti allo SCAU (Servizio per i Contributi Agricoli Unificati), 2.500 braccianti agricoli, 500 commercianti, 350 artigiani e in misura minore impiegati, insegnanti e liberi professionisti. Tutte le categorie sono  rappresentate nell'ambito della citt�.

L'economia agricola � in calo nonostante siano numerosi i lavoratori che su di essa scommettono la propria vita. I coltivatori agricoli sono rappresentati dalla Coldiretti (unico sindacato operante ad Avola), dalla Confcoltivatori e dalla Confagricoltori.

Ad Avola sono circa 25 le aziende agricole che assumono operai, ma la maggior parte della manodopera � occupata in aziende che operano fuori del territorio  avolese.

I braccianti agricoli, pur lavorando per la maggior parte dell'anno, dichiarano circa 156 giorni lavorativi per ricevere i contributi statali della disoccupazione (circa 7.000.000 di lire annue). Le colture principali in ordine di importanza sono: agrumeti, uliveti (nelle buone annate l'olio basta per l'intero paese), vigneti ed ortaggi; oggi per� tutto � in forte calo per il fatto di non poter effettuare le raccolte per i forti oneri gravanti in relazione al prezzo di mercato.

I commercianti di Avola di cui ne fanno parte anche gli ambulanti sono circa 500 e formano la Confesercenti, con circa 350 tesserati nel '94 e la Confcommercio con i 150 restanti. Dopo vari anni di "terrore" che ha indotto molti a cessare l'attivit� si assiste oggi ad una diminuizione del fenomeno delle estorsioni dovuto sia alla presenza di associazioni anti-racket e sia alla maggiore collaborazione degli stessi commercianti con le forze di polizia. L'ambulantismo ad Avola � molto diffuso, sono circa 70 quelli autorizzati ed altrettanti sono quelli non autorizzati, si sta cercando di arginare il fenomeno con l'applicazione della legge 112/91 che diversifica i vari tipi di licenze.

Gli artigiani rappresentano una  buona parte dell'economia. Si occupano di attivit� di produzione e servizi, mancano per� attivit� artistiche come pittori, scultori, sarti, etc...

Il lavoro in "nero", come negli altri settori � un dato rilevante, circa il 35% di cui l'80% riguarda il lavoro minorile. In questo settore il fenomeno delle estorsioni � poco incidente, solo il 5% circa. Solo il 10% di questa categoria sono di sesso femminile (parrucchieri, panificatori, alimentari, lavanderie, parrucchiere, etc..).

Per quanto riguarda il personale delle ditte artigiane, soltanto lo 0,5% ha pi� di 10 dipendenti e questo per la mancanza di certezze lavorative.

 Anziani

Gli anziani sono un grosso problema per la famiglia in cui vivono. Essi si vorrebbero rendere sempre pi� autonomi per non pesare sui familiari, esiste l'assessorato servizi sociali per i quali ha istituito dei servizi a domicilio. Purtroppo soltanto 32 anziani godono di assistenza domestica continua, mentre soltanto 100 godono dell'assistenza domestica non continuativa, (legge 175 ufficio di collocamento).

Il comune per alleviare solitudine ed amarezze organizza gite culturali e termali e attivit� lavorative ad "Oc" quale per es. la vigilanza per bambini all'uscita delle scuole.

E' stato inoltre aperto un centro di incontro dove parecchi anziani, per lo pi� di sesso maschile si incontrano per trascorrere il tempo in modo abbastanza ozioso.

Godono anche di alcuni privilegi presso la compagnia di trasporti AST.

Esiste un interessante progetto che li impegner� in quanto verr� rivalutato l'artigianato che sar� a sua volta rivolto verso i minori a rischio.

 Handicapp.

Non � stato ancora, ad Avola, effettuato un censimento di tutti i portatori di handicapp, soprattutto per mancanza di personale e di strutture. Per lo stesso motivo non � applicabile l'assistenza domiciliare.

Si cerca di sostenere economicamente tali situazioni ed un certo progresso si sta facendo per eliminare le barriere architettoniche che limitano drasticamente la possibilit� di spostamento di taluni con grave diniego alla partecipazione della vita sociale.

 Situazione politico-amministrativa.

Solo da quando l'amministrazione � stata eletta col nuovo metodo si sta cercando di dare vita ad un dibattito politico pi� coerente alle necessit� di Avola. La piattaforma  presentata dalla nuova giunta � rivolta per lo pi� ai quartieri degradati (privi di servizi ed urbanizzazione) e con maggiori problemi a livello giovanile.

Si sta cercando di effettuare un censimento delle varie zone della citt� per una spinta all'economia, razionale e possibile, al fine di progettare uno sviluppo coerente fra settori come il commercio, l'industria ed edilizia popolare.

Solo qualche funzionario, ancora radicato nelle vecchie logiche di potere ha messo in discussione tale sistema operativo.

 ANALISI DEL GRUPPO

 Il Gruppo Avola 3�, nato nel 1972 � attualmente in fase di espansione. Ha avuto negli ultimi anni un incremento, seppur lieve, dei soci, presentando il fenomeno ormai usuale delle "liste di attesa" (per la verit� abbastanza consistenti).

La composizione numerica del Gruppo per l'anno 1994-95 � di 140 elementi circa, suddivisi in:

- Branco Waingunga, n� 34;

- Reparto maschile Baden Powell, n� 40;

- Reparto femminile Edelweiss, n� 15;

- Noviziato, n� 17;

- Clan/Fuoco Senza frontiere, n� 18;

- Co.Ca. Betelgeuse, n� 16;

complessivamente 100 maschi e 40 femmine.

La provenienza dei ragazzi � per circa il 50% del territorio della parrocchia S. M. di Ges�, il resto  proviene da altri quartieri.

Il periodo di permanenza nelle unit� � abbastanza lungo e in quasi tutti i casi sia ha il passaggio tra le Branche. Solo da un paio di anni tutti i ragazzi del passaggio sono arrivati in noviziato prima e in Clan poi, con continuit�. Le perdite nelle Unit� sono molto esigue e in regresso rispetto al passato. I ragazzi provengono da un livello sociale medio-alto annoverando anche delle presenze di ragazzi meno ambienti.

I ragazzi sono tutti studenti (ad eccezione di due che lavorano come dipendenti) e tutti ricchi di interessi (musica, palestra e altri hobbies), sono pienamente coinvolti nella proposta e in ci� che viene loro prospettato, questo fatto � realmente visibile nella Progressione Personale dove ogni ragazzo/a pone mete, in alcuni casi, migliorative del carattere e dell'impegno.

L'uso dello strumento di P. P. appare adeguato e ben calato nella realt�  con acquisizione da parte dei Capi di tale "arte", per contro dato che l'agiatezza � molto diffusa le problematiche possono anche sfiorare, in alcuni casi, la cultura del superfluo (� diffuso il "problema" del motorino, del voto alto a scuola e tante altre situazioni poco educative).

Per quanto riguarda i Capi e la loro crescita personale, l'impegno a migliorarsi c�, basti pensare che la scelta � stata un'anime nel migliorare e curare la qualit� della proposta, per contro per� � poco acquisito il Progetto del Capo in quanto pur avendolo trattato sono pochi quelli che l'anno redatto.

La Co.Ca. presenta inoltre un'alto numero di tirocinanti, un buon numero di capi con l'iter avviato (CFM) e solo quattro Capi brevettati su 16.  E' da notare che da quest'anno il gruppo ha cambiato parrocchia stabilendosi in Chiesa Madre. Tale parrocchia � stata per lungo tempo (dopo il terremoto del1990) in fase di immobilit� e di sfaldamento che solo nell'ultimo anno si � cercato di arginare. Questa tutt'oggi presenta:

- un nuovo sacerdote che cerca di recuperare, sul piano parrocchiale, il terreno perduto;

- un certo numero di gruppi che iniziano la loro attivit� cercando la loro identit�, tutti motivati e con tanta voglia di fare;

- una chiesa inagibile per cui la comunit� si riunisce in una chiesetta accogliente ma estremamente piccola, creando avvolte delle difficolt�;

- molta disponibilit� ad accoglierci ed a farsi coinvolgere.

Sul piano delle relazioni sociali, infine, il Gruppo � ben conosciuto ed apprezzato (sanno chi siamo e cosa facciamo), anche se tentativi di strumentalizzazione ancora non mancano. Il Gruppo allora ha:

- lunga tradizione;

- presenza di tutte le unit�;

- prevalenza di tirocinanti sui Capi con l'iter completo;

- buon coinvolgimento delle famiglie;

- tentativi di acquisizione del PUC;

- tentativi di collaborazione con i gruppi ecclesiali;

- buoni rapporti con l'esterno;

- buona presenza nella Chiesa locale;

- spiccato interesse dei ragazzi verso l'Associazione;

- Co.Ca. che lavora ma con carenza di Capo femmine.

OBIETTIVI

 Alla luce di quanto fin qui esposto si evidenziano allora tre ambiti educativi prioritari che non solo tengono conto delle analisi fatte sopra ma trovano anche riscontro in un pi� ampio contesto Associativo, e sono:

- Educare alla Competenza;

- Educare alla Legalit�;

- Educare alla Solidariet� e Promozione della Pace.

Tali aree educative sono da esplicitare su tre direttrici: Fede, Metodo, Territorio.

Per ogni direttrice, per concretizzare la globalit� del P. E., si evidenziano gli obiettivi per Co.Ca. e per Ragazzi in modo tale da attivare uno scambio circolare.

Su queste basi si determinano le fasi intermedie anno dopo anno (vedi specchietto ).